"You never change things by fighting the existing reality. To change something, build a new model that makes the existing model obsolete."
"Non cambierai mai le cose lottando contro la realtá attuale. Per cambiare qualcosa, costruisci un nuovo modello che renda l'attuale obsoleto"
Richard Buckminster Fuller

Obama Nobel per la Pace...

Vediamo un po'... Obama avrá pure buone intenzioni ma come si fa a dare un nobel per la pace ad un presidente di un paese che occupa militarmente ben 2 nazioni straniere e con piú di mille basi militari sparse per il mondo?!
questa non la capisco proprio....

Lezioni di giornalismo

Per la cronaca Al Zaidi è il giornalista iracheno che osó lanciare il paio di scarpe che indossava cercando di colpire il re-idiota. Di seguito c'è la sua prima dichiarazione scritta dopo 9 mesi di galera. Ma quando vedremo i giornalisti italiani tirare sterco al nano goliardico?!

DI MUNTAZER AL ZAIDI
The Guardian

“Non sono un eroe. Ho solo agito come un iracheno che ha visto il dolore e il massacro di troppi innocenti”.

Io sono libero. Ma il mio paese è ancora un prigioniero di guerra. Si è parlato molto di cosa ho fatto e di chi sono io, se si sia trattato di un atto eroico e se io sia un eroe, come per rendere quell’atto un simbolo. Ma la mia risposta è semplice: ciò che mi ha spinto a quel gesto è l’ingiustizia che si è abbattuta sul mio popolo, nonché il modo in cui l’occupazione ha umiliato la mia patria schiacciandola sotto il suo stivale.

Durante gli ultimi anni, più di un milione di martiri sono caduti sotto i proiettili dell’occupazione, ed oggi l’Iraq conta più di 5 milioni di orfani, un milione di vedove e centinaia di migliaia di mutilati. Molti milioni sono senza tetto, sia dentro che fuori dall’Iraq.

Noi eravamo una nazione nella quale l’arabo divideva il pane con il turcomanno, il curdo, l’assiro, il sabeano e lo yazid. Gli sciiti pregavano assieme ai sunniti. I musulmani festeggiavano assieme ai cristiani la nascita di Cristo. E ciò nonostante il fatto che condividessimo la fame, essendo sotto sanzioni per più di un decennio.

La nostra pazienza e solidarietà non ci ha fatto dimenticare l’oppressione. L’invasione, tuttavia, ha diviso anche i fratelli e i vicini di casa. Ha trasformato le nostre case in camere da funerale.Non sono un eroe. Ma ho un punto di vista. Ho una posizione precisa. Mi ha umiliato vedere il mio paese umiliato; e vedere la mia Baghdad bruciare, la mia gente morire. Migliaia di immagini tragiche rimangono nella mia testa, spingendomi sul cammino del conflitto. Lo scandalo di Abu Ghraib. Il massacro di Falluja, Najaf, Haditha, Sadr City, Bassora, Diyala, Mosul, Tal Afar, ed ogni angolo di territorio martoriato. Ho viaggiato attraverso il mio paese in fiamme e ho visto con i miei stessi occhi il dolore delle vittime, ho sentito con le mie stesse orecchie le grida degli orfani e le vedove. Una sensazione di vergogna mi ha perseguitato come una maledizione, perché ero impotente di fronte a tutto ciò.

Non appena ho terminato i miei impegni professionali nel documentare le tragedie quotidiane, mentre sgomberavo le rovine di ciò che rimaneva delle case irachene, mentre lavavo il sangue che macchiava i miei vestiti, serravo i denti e ripromettevo di vendicare le nostre vittime.

L’occasione si è presentata, ed io l’ho sfruttata.

L’ho fatto per lealtà nei confronti di ogni goccia di sangue innocente versato con l’occupazione o a causa di essa, per ogni grido delle madri in lutto, ogni lamento degli orfani, la sofferenza delle donne violate, le lacrime dei bambini.
Io dico a coloro che mi rimproverano per il mio gesto: sapete in quante case distrutte è entrata la scarpa che ho lanciato? Quante volte ha calpestato il sangue delle vittime innocenti? Forse quella stessa scarpa era la risposta più appropriata quando tutti i valori sono stati violati.

Quando ho tirato quella scarpa in faccia al criminale George Bush, volevo esprimere il mio rifiuto nei confronti delle sue menzogne, per la sua occupazione del mio paese, il mio rifiuto per il suo massacro della mia gente. Il mio rifiuto per il suo saccheggio delle ricchezze del mio paese e la distruzione delle sue infrastrutture. E l’espulsione dei suoi figli in una diaspora senza precedenti.

Se ho fatto un torto al giornalismo senza averne intenzione, a causa dell’imbarazzo che ho creato all’interno dell’establishment, mi scuso. Ciò che volevo fare era esprimere con coscienza viva i sentimenti di un cittadino che vede il suo paese profanato quotidianamente. La professionalità, invocata da alcuni sotto gli auspici dell’occupazione, non dovrebbe avere una voce più alta della voce del patriottismo. Ma se il patriottismo ha bisogno di parlare, il professionista dovrebbe allearsi con lui.

Non ho fatto questo gesto affinché il mio nome possa entrare nella storia o per guadagni materiali. Tutto ciò che volevo fare era difendere il mio paese.
Titolo originale: "Why I Threw the Shoe"

Fonte: http://www.informationclearinghouse.info

Ritorno

Giza

ultime foto...

Il volo El Cairo Madrid è pieno di turisti spagnoli in viaggio organizzato. Una specie di mega-gita per adulti, tutti super eccitati dal rientro pieni di buste e pacchettini di souvenir da portare a casa. Ero veramente stufo di aspettare al Terminal 4 dell'aeroporto egiziano, sembrava di stare alla stazione dei bus di Cochabamba, ritorno al passato boliviano, caos e sporcizia ovunque. Dopo Petra ci siamo persi nel deserto siriano. Wadi Rum, la valle di Lorence d' Arabia. Beh veramente più che perderci abbiamo seguito le orme delle migliaia di turisti che ogni anno scorrazzano in jeep tra le sabbie giordane insieme a beduini 18-enni che continuamente stanno a controllare i loro nokia insabbiati ultimo modello. Però il deserto è sempre il deserto, anche quando non è proprio deserto. E poi giù fino ad Acaba, nel mar Rosso, dove ho visto la barriera corallina munito di maschera e boccaglio. Il pesce Napoleone, il Leone e perfino una manta! Attraversiamo il deserto del Sinai e arriviamo al Cairo. La città è interessante, se non fosse per la enorme quantità di persone che ti vedono come un sacco di soldi ambulante. Troppo inglese per le strade e troppi stranieri sotto le piramidi. Nonostante i soldi che devono arrivare a palate nelle casse dello stato, i servizi turistici sono pessimi. Se non sei in viaggio organizzato è tutto più difficile. Trovare una guida competente è impossibile, persino trovare l'entrata al sito di Giza è stata un'impresa ardua.
Dormicchio in aereo e leggo un libro trovato nell'ultima pensione in Giordania. Poi alle cinque del mattino sono nel mio letto a Madrid. E penso che avrei voluto risalire il Nilo fino alle sorgenti e poi giù giù fino al Congo, la Tanzania e finire in Zimbawe e poi in Sud Africa... deliri post-vacanzieri e pre-inizio di un nuovo anni di lavoro. Eppure questo viaggio mi ha tolto tanti pregiudizi dalla testa e mi chiarito molto le idee. Lo stato "canaglia" siriano, sarà pure cattivo e terrorista, ma è pieno di gente incredibilmente gentile e soprattutto è un posto sicuro, molto sicuro. Il Libano sarà pure un posto di terroristi Hezbollah, ma io ho incontrato solo gente amabile. La cosa più strana di tutte però è l'asimmetria che c'è tra l'Europa e Medioriente. Laggiù molte persone, soprattutto i giovani sanno tutto o quasi dell'Europa, noi praticamente meno che zero dei paesi arabi. Forse è il risultato della loro esigenza di sopravvivere in un mondo occientalcentrico e la nostra necessità di difenderci da pericoli inesistenti per sentirci in pericolo in maniera "rassicurante". O forse io ho solo visto quello che volevo vedere...

Petra

Tempio del Tesoro

...ancora foto

...e infine arrivammo a Petra. Mi sarebbe piaciuto arrivare fino alla tomba di Aronne, ma poi mi hanno detto che ci volevano 4 ore di scalata, e poi manco so chi e' sto Aronne. Quindi ci siamo limitati a scarpinare quasi 12 ore per Petra. Non c'e' niente da fare... se hai visto Indiana Jones e L'ultima crociata, hai solo una vaga impressione di quello che e' veramente entrare a Petra. Ma poi come cavolo faceva a starci una citta' tanto grande in mezzo al deserto?! geni dell'idraulica. Vabbe non c'e' molto da dire sull' escursione. Mamma, guarda solo un po' le foto e immagina. Per vedere completamtne la citta' rosa del deserto ci vorrebbero 3 giorni, noi abbiamo fatto quasi tutto in 12 ore e praticamente non mi sento piu' le gambe.
...ora direzione deserto e Mar Morto e poi Egitto.

Jerusalem

Spianata del Tempio


Partiamo da Amman in mattinata in direzione della valle del Giordano. Amman si trova a quasi 900 m sul livello del mare, quindi c'e' da scendere un po'. Tutto intorno e' il deserto interrotto qua e la' da macchie di uliveti che sopravvivono miracolosamente. Poi si scende nella valle del Giordano e tutto diventa piu' verde e il caldo si fa quasi asfissiante. Passiamo accanto al monte su cui Mose' mori senza entrare nella terra promessa e attraversiamo il punto dove si dice che il battista battezzo' Gesu'. Sul Giordano un ponte divide la Giordania dai territori palestinesi occupati da Israele. Aspettiamo quasi un'ora, ci fanno domande di tutti i tipi e poi ci fanno passare. La dogana e' piena di ragazzini israeliani muniti di mitra. Eta' media 19 anni. Dopo mezzora siamo a Gerusalemme, porta di Damasco, un casino di pazzi. La citta' e' proprio come te la immagini. Un incrocio strano tra una parco di attrazioni per fanatici di tutte le religioni e un tesoro storico inestimabile. Il quartiere musulmano e' brulicante di vita e pieno di negozi, ogni tanto passa una coppia di soldati israeliani armati ben benino. La scena 2000 anni fa non doveva essere tanto diversa, al posto di ragazzini ebrei c'erano soldati romani. Un citta' eternamente occupata. Avevo letto da piccolo che quando Goffredo di Buglione entro' a Gerusalemme per festeggiare uccise quasi tutta la popolazione, musulmani, ebrei e persino i cristiani locali! 100 anni piu' tardi il Saladino si comporto' da signore non torcendo un capello ai disgraziati crociati che ritornavano a casa.
Oggi Gerusalemme e' piena di turisti e di gente di tutti i tipi. Accanto alla zona che un tempo era occupata dal tempio di Re Salomone, c'e' una marea di ebrei ortodossi che prega, piange e muove su e giu' la testa. Mi sembrano ridicoli e patetici. Molti di loro hanno la pelle ancora piu' scura degli arabi di queste parti, eppure hanno un'area completamente diversa. Distaccata e quasi assente. Giriamo e vagabondiamo un po' per tutta la citta' vecchia. Ti basta mezza giornata per vederla tutta. Ci sono chiese e cattedrali di tutte le sette cristiane, luoghi sacri ovunque. Qui Gesu' e' caduto con la croce, li maria ha lavato le mutande di gesu' bambino e cosi' via.
La notte la storia cambia... Quello che sembrava un tranquillo centro storico pieno di pirla in gita organizzata diventa un posto ambiguo. Ogni tanto i militari chiudono un vicolo e deviano le persone. Vola qualche "shit Jews" detto tra i denti. Allora comincio a capire la vera tensione che c'e' tra le persone. Le poche persone in strada non sono turisti, ma alla fine dei conti non fa paura, fa solo tristezza.
Stamane siamo stati alla spianata delle moschee, dove un tempo c'era il tempio di Salomone. Tutto molto bello, anche se si respira troppo estremismo. Dovunque ci sono bandiere israeliane. Poi noto che in realta' gli ebrei ortodossi sono molto simili ai mulsumani piu' rigidi, o forse peggio. Le donne sono coperte e pregano separatamente dai loro compagni. Neanche tenersi per mano e' permesso. L' unica differenza e' che sembrano tutti ricchi e sorridenti. I loro bimbi sono puliti e ben vestiti mentre i palestinesi sembrano scugnizzi dei vicoli napoletani.
Poi prendiamo un bus, attraversiamo il "confine" e siamo nella West Bank", a Betlemme. Qui si dice sia nato Gesu' circa 2009 anni fa. A me interessano di piu' le facce della gente. Sembra di stare in una prigione. Attorno alla citta' ci sono piccoli quartieri super moderni isolati dal filo spinato. Sono insediamenti di coloni israeliani, li difendono con le armi e continuano a ingrandirli. Tra qualche anno la west bank scomparira'. Betlemme invece e' completamente araba. Un ragazzo ci accompagna nella chiesa della nativita'. E' musulmano, ma appena entra si fa il segno della croce e si inginocchia sul punto dove si dice Maria abbia partorito il Signore. Io lo guardo sconcertato, lui mi dice semplicemente che qui dentro siamo tutti uguali, musulmani e cristiani. C'e' gente che prega, gente che piange, gente che canta. Io esco fuori con Matteo, intravedo la collina di fronte alla citta'. E' fortificata e piena di villette lussureggianti di vegetazione. Sulla piazza c'e' un cartello che racconta i continui soprusi subiti dalla popolazione palestinese. La cosa piu' interessante e' un trafiletto che ricorda che il popolo di israele e' un'invenzione sionista. "Gli ebrei di Israele - dice - non sono, come molti pensano, i discendenti degli ebrei fuggiti dalla palestina durante la diaspora. E' gente di origine europea convertitesi molto dopo al ebraismo e portata in Palestina da un movimento di fanatici". Bene, peccato che il mondo intero resta a guardare o meglio gira la testa da un'altra parte.
...altre le foto

Giordania

Dopo una notte trascorsa a Palmira, abbiamo preso il suvve ford affittato ad Aleppo e siamo andati col fratello del propietario della pensione in mezzo al deserto. Dopo circa 60 km di deserto siamo arrivati in una piccola valle le cui pareti erano piene di buchi. Sembra che questo posto fosse gia' abitato piu di 2000 anni fa, quando questa zona era verde e i primi uomini venuti dall'Africa hanno addomesticato quasi tutti gli animali che oggi convivono con noi, capre, cavalli, pecore. Persino il grano e' stato scoperto qui! La notte si arriva a Damasco dove ad ogni moschea corrisponde una chiesa cristiana. E qui capisco davvero come noi in Europa non sappiamo proprio un pepino del Medioriente. Non abbiamo idea della complessita' della societa' Siriana o Libanese e mettiamo tutto sotto la categoria paesi arabi-musulmani-che odiano e incappucciano le donne. A Damasco, tra il casino strombazzante delle macchine, campanili e minareti c'e' di tutto. Quella che e' stata la piu' grande moschea del mondo per anni e' stata costruita su una chiesa bizantina che prima era stata il tempio di Giove. E per anni nello stesso edificio pregavano cristiani e musulmani il loro dio, che poi alla fine dei conti e' lo stesso anche degli ebrei. Stai attento, occhio, vedi che li e' pericoloso. Quante me ne hanno dette prima di partire. Bah a me sembra di sentirmi piu' sicuro qui che nel centro storico di Napoli. La gente in Siria ti ferma per strada e ti chiede se hai bisogno di aiuto, ti accompagna e ti sorride. Niente talebani o terroristi o imam che ti fregano il lavoro o ti vendono il fumo.
Il giorno dopo si parte il taxi per Beirut. Dopo un esilarante viaggio in una chevrolet del '67 (in sette), entriamo a Beirut che vista cosi' al primo impatto e' veramente una schifezza. Poi si prosegue per Tiro, con Matteo sul sedile posteriore che delira in preda ad attacchi di cacarella. Mi dice che vorrebbe stare alle Maldive perche' e' da sfigati starsene a fare i fricchettoni in medioriente con me... Dopo qualche Chekpoint sulla strada si arriva a Tiro, l'ultima vera citta' prima di Israele. Il Libano si sta riprendendo in fretta dalla guerra di 3 anni fa, le case sono quasi tutte ricostruite e l'atmosfera sembra molto diversa dalla Siria. Passiamo un paio di giorni sul mare a mangiare pesce e a vagabondare per la citta'.
Ed ora eccoci ad Amman, dopo aver passato quasi l'intera giornata in macchina attraversando un deserto polveroso. La citta' e' pessima, le case sono cubetti di cemento con poche finestre. Tutte uguali. Fatta eccezione per le rovine romane che troneggiano tra le colline coperte di palazzacci, non c'e' niente. L'idea e' quella di partire domani per Gerusalemme, la citta' delle citta'. Israeliani permettendo dovremmo essere laggiu' in mattinata. Tutto dipende dal confine...

Palmira

San Simon

Nel 400 D.c. un certo Simon sali su una colonna e non ne scese fino alla sua morte... joder! sto tipo passo' la vita a predicare la buona novella in cima a un capitello e quando mori' intorno alla colonna costruirono una cattedrale...


Palmira

...e poi eccoci a Palmira...

Sur, sur y mas sur...

Dopo tre giornı passati a vagabondare per le strade dı Istambul, abbıamo affıttato un macchına e giu' sempre piu' a sud ın dırezıone Smırne. Passata Troıa, dı cuı non resta quası pıu nıente, sıamo arrıvatı a Foça dove ınvece ancora restano un gruppetto dı foche monache. La guıda routard dıceva ce ne fossero almeno 20, abbıamo scoperto che sono rımaste solo ın 4! :-(((

heraclea

Lascıate le foche al trıste destıno cı sıamo dırettı verso Pergamo. Il centro della cıtta' antıca e' arroccato su un acropolı ımmersa ın uno scenarıo fanstastıco. Poı gıu gıu e ancora gıu fıno ad arrıvare ın un posto lontano dalle rotte turıstıche, Heraclea. Il paesıno sı trova sulla rıva dı un lago che 2000 annı fa faceva parte del mar egeo. I grecı cı costruırono una bella cıtta' aggrappata a una collına dı granıto. Lo scenarıo e' meravıglıoso. Dormıamo ın una pensıone che ha ın gıardıno un tempıo greco e ıl gıorno dopo sı va con un pescatore ın escursıone sulle ısolette ın mezzo al lago che ospıtano le rovıne dı varı monasterı bızantını...

Purpıtıello

Oggı ınvece sıamo partıtı da Bozdurum, dove ıl mare e' meravıglıoso, per arrıvare ın quella che un tempo era l' antıca Lıcıa. Ovvıamente, manco a dırlo, rovıne dovunque...
In 2 gıornı sı deve essere ın Sırıa...
Sud, sud, ancora pıu' a sud!

tutte le foto

Istambul

Ed eccoci ad Istambul...

Istambul



Istambul e' un incanto...
Le culture si sovrappongono e si incontrano in un dedalo di viuzze dove puoi incontrare mosche, bazar e colonne romane dovunque...

Istambul

Istambul
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