Dopo 8 ore di jeep arriviamo alle due di notte a Valle Grande. Sono stremato, oltre tutto ho guidato per buona parte anche io sulla strada sterrata, di notte. Valle Grande è addormentata, tra i vicoli coloniali c'è solo qualche cane insonne che gironzola. Dopo aver seguito per giorni Guevara e i suoi compagni e dopo averli decimati e infine codardamente uccisi, l'esercito boliviano portò i corpi dei guerriglieri qui a Valle Grande. Li mostrarono alla popolazione come monito e come esempio. Ma la gente, che non aveva mai visto il Che e i suoi compagni, rimase enormemente colpita da quell'uomo disteso sul piano freddo di una lavanderia, con gli occhi aperti che sembravano seguirti e quasi sorriderti. "Solo le faltaba la palabra" (mancava solo che parlasse) mi ha detto un vecchio a Valle Grande. L'uomo che avevano demonizzato per mesi era lì, magro e distrutto dalla fame, dalle marce forzate, dalla vita nella boscaglia. Non gridava ne sembrava voler rubare la preziosa terra ai contadini e alle loro famiglie. Solo guardava nel vuoto con un sorriso tranquillo.
Il giorno dopo lasciamo Valle Grande e la gente che girovaga nella piazza e andiamo a la Higuera, la comunità isolata nelle montagne dopo catturarono il Che. Entriamo nella scuola dove dormì una notte e dove fu poi assassinato per ordine degli agenti della Cia, un ordine venuto direttamente da La Paz. Un senso enorme mi tristezza mi ha avvolto, 42 uomini dispersi nella boscaglia remota della Bolivia, forse un'enorme ingenuità. L'illusione di trascinare il popolo come avevano fatto a Cuba, di liberarlo dall'ignoranza e dalle catene. La realtà è che erano isolati e soli, forse avevano fatto troppi errori. Una cosa mi rimane però... nonostante credo che la lotta armata sia anacronistica e sbagliata non posso non vedere in Ernesto Guevara un uomo di una generosità, un'onestà e un senso di sacrificio disinteressato a favore degli oppressi eccezionale, incredibile.
Hasta siempre comandante











