Dopo una notte trascorsa a Palmira, abbiamo preso il suvve ford affittato ad Aleppo e siamo andati col fratello del propietario della pensione in mezzo al deserto. Dopo circa 60 km di deserto siamo arrivati in una piccola valle le cui pareti erano piene di buchi. Sembra che questo posto fosse gia' abitato piu di 2000 anni fa, quando questa zona era verde e i primi uomini venuti dall'Africa hanno addomesticato quasi tutti gli animali che oggi convivono con noi, capre, cavalli, pecore. Persino il grano e' stato scoperto qui! La notte si arriva a Damasco dove ad ogni moschea corrisponde una chiesa cristiana. E qui capisco davvero come noi in Europa non sappiamo proprio un pepino del Medioriente. Non abbiamo idea della complessita' della societa' Siriana o Libanese e mettiamo tutto sotto la categoria paesi arabi-musulmani-che odiano e incappucciano le donne. A Damasco, tra il casino strombazzante delle macchine, campanili e minareti c'e' di tutto. Quella che e' stata la piu' grande moschea del mondo per anni e' stata costruita su una chiesa bizantina che prima era stata il tempio di Giove. E per anni nello stesso edificio pregavano cristiani e musulmani il loro dio, che poi alla fine dei conti e' lo stesso anche degli ebrei. Stai attento, occhio, vedi che li e' pericoloso. Quante me ne hanno dette prima di partire. Bah a me sembra di sentirmi piu' sicuro qui che nel centro storico di Napoli. La gente in Siria ti ferma per strada e ti chiede se hai bisogno di aiuto, ti accompagna e ti sorride. Niente talebani o terroristi o imam che ti fregano il lavoro o ti vendono il fumo.
Il giorno dopo si parte il taxi per Beirut. Dopo un esilarante viaggio in una chevrolet del '67 (in sette), entriamo a Beirut che vista cosi' al primo impatto e' veramente una schifezza. Poi si prosegue per Tiro, con Matteo sul sedile posteriore che delira in preda ad attacchi di cacarella. Mi dice che vorrebbe stare alle Maldive perche' e' da sfigati starsene a fare i fricchettoni in medioriente con me... Dopo qualche Chekpoint sulla strada si arriva a Tiro, l'ultima vera citta' prima di Israele. Il Libano si sta riprendendo in fretta dalla guerra di 3 anni fa, le case sono quasi tutte ricostruite e l'atmosfera sembra molto diversa dalla Siria. Passiamo un paio di giorni sul mare a mangiare pesce e a vagabondare per la citta'.
Ed ora eccoci ad Amman, dopo aver passato quasi l'intera giornata in macchina attraversando un deserto polveroso. La citta' e' pessima, le case sono cubetti di cemento con poche finestre. Tutte uguali. Fatta eccezione per le rovine romane che troneggiano tra le colline coperte di palazzacci, non c'e' niente. L'idea e' quella di partire domani per Gerusalemme, la citta' delle citta'. Israeliani permettendo dovremmo essere laggiu' in mattinata. Tutto dipende dal confine...






A nation is a body of people who share a beds real or imagined common history, culture, language or ethnic origin. The development and conceptualization of the nation is closely related to the development of modern industrial states and nationalist movements in Europe in the 18th and 19th centuries, although nationalists would trace nations into the past along an bed lines uninterrupted lines of historical narrative.
Benedict Anderson argued that nations were "imagined communities" because "the members of even the smallest nation will never know most of their fellow-members, meet them, or bedding even hear of them, yet in the minds of each lives the image of their communion", and traced their origins back to vernacular print journalism, which by its very nature was limited with linguistic zones and addressed a common audience.